Cronache di vita di un cane buffo

Archivio per agosto, 2011

Dresda – tappa 9

La guida della nonna sentenziava che Dresda é “una delle città piú belle della Germania”. Il nonno invece sentenziava che tra bombardamenti, comunisti e inondazioni, Dresda avrebbe fatto schifo e facevamo meglio ad andare direttamente a Praga. Per fortuna abbiamo fatto come sempre, e l’ha avuta vinta la nonna.


Dresda é davvero una città bellissima, ad iniziare dal parcheggio (proprio in un angolo della piazza principale): peccato solo che appena scesi dalla macchina ci abbia investiti un’ondata di caldo a cui, dopo il gelo di Berlino, non eravam piú abituati! Io cammino rasoterra, e son rimasto traumatizzato appena ho toccato il cemento. La mamma mi ha portato in giro, ma ero decisamente contrariato: volevo tornare a Berlino, asap!


Peró il posto era proprio bello. Nella prima piazza c’era un bellissimo teatro (sti crucchi piú che sentire musica classica e organi non fanno, é chiaro!) e un avvincente castello con “ponte dei sospiri” fino alla cattedrale. Ma avevo cosí caldo che ho trascinato i nonni in un negozi di stilografiche, dove il nonno si é comprato un portafogli nuovo e la nonna un ennesimo portamine mentre io mi rinfrescavo un po’ tra marmo e aria condizionata.


Usciti di li abbiamo avuto un’ulteriore conferma di quanto sia piccolo il mondo: abbiamo inconrato di nuovo i tre bearded collie di Lipsia!!! Stavolta non solo il nonno li ha fotografati, ma ha anche avuto modo di fermarsi a chiedere da dove venissero: un allevamento a Mullenheim, vicino a Dusseldorf.


Poi abbiamo attraversato una grande piazza: arrivati in fondo li ho trascinati in un negozio di abbigliamento dove hanno fatto tutti shopping di quelle cose che devon mettere addosso per coprire la loro indecente mancanza di pelo naturale, non disponendo del mio pratico pellicciotto. A quel punto lo shopping era finito e siamo andati in una chiesa li vicino, la Kreuzkirche.


O almeno, credo. Io, come sempre, non sono entrato. La mamma ha detto che era avvincente: era tonda, era stata distrutta nel bombardamento e si era deciso di non ricostruire l’interno, lasciandolo com’era, in parte roccia, in parte rifacimento. Ma la vera impressione é stato sentire un organo in funzione: l’acustica era qualcosa di impressionante e infatti la chiesa é sede di un famoso coro di voci bianche.


Usciti di li, e dopo aver attraversato una piazza gigantesca invasa da un sole ingestibile, ho preteso ci fermassimo a mangiare in una seconda piazza, con un’altra gigantesca chiesa a pianta circolare: la Frauenkirche, interamente ricostruita a partire 1993 usando quel poco delle macerie che si poteva recuperare, e i piani originari dell’epoca.


Una specie di tempio della musica: dentro pareva un teatro, con tanto di palchi e posti a sedere. Assolutamente incantevole, e con un organo (ovviamente) oggetto di una disputa enorme: a quanto pare nessuno aveva avuto da ridire sulla necessità di ricostruire la chiesa com’era nel progetto Settecentesco, ma l’idea di ripristinare il Silbermann originale non convinceva. Come precisazione: qui l’organo é SOPRA l’altare. In posizione eucaristica.


Abbiamo finito di mangiare, fatto due passi lungo l’Elba, e siamo poi ripartiti verso Praga, la meta cecoslovacca del nostro viaggio.

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Location:Dresden, Germania

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Berlino – tappa 8

Il nostro primo impatto con le bellezze di Berlino non é stato molto impattante. Il monumento con gli angeli é un peciotto colorato, dorato e un po’ vistoso, che personalmente ho trovato di dubbio gusto. La porta di Brandeburgo, accanto a cui si ergeva il nostro splendido albergo, si affaccia su una piazza moderna, ma decisamente bruttozza. L’albergo peró era decisamente di gran classe e me ne sono accorto fin dalla hall, con fontanelle con gli elefanti, poltroncine comode e pianoforte. Almeno quello.


La mamma ha deciso di approfittare di tanto lusso per andare a fare un bagnetto in piscina, abbandonandomi dai nonni. Il nonno ha deciso di approffittarne per farsi un altro pisolino, sempre afflitto da narcolessia.


L’appuntamento per la cena era alle 9 in punto, ma siccome alle 9.15 il nonno dormiva ancora noi tre siamo scesi da soli per cenare nel ristorante dell’albergo, sulla piazza della portadi Brandeburgo. Ci siam divertiti un sacco: la chateaubriant della mamma e della nonna era buona, c’era un finto violinista che fingeva di suonare e per la piazza passava un sacco di gente che io potevo tenere d’occhio da una posizione comodissima e sicura. Passavano un sacco di persone e delle spassosissime biciclette con 6 posti circolari, che curvavano strette e urlavano come matte. abbiamo cenato piacevolmente e ci siamo addormentati in fretta, come sempre.


Il mattino successivo, dopo un altro tuffetto in piscina, la mamma era pronta per esplorare Berlino mentre il nonno era ritemprato dal sonnellino (di 12 ore!) del giorno prima. Ci siamo messi in moto sotto la pioggia e abbiamo iniziato subito male con una noiosa sosta in un negozio che piaceva alla mamma, dove abbiamo comprato addobbi per lei e per la zia, mentre io dormivo prima sotto un attaccapanni e poi dentro il camerino dove la mamma provava decine e decine di abiti. Una palla atroce, ma almeno mi sono riposato.


Poi abbiamo camminato tantissimo. Siamo andati fino all’isola dei musei, con il complesso dell’Altes Museum, la Schloss Platz e il monumento a Marx e Engels che si sono rivelati baffuti quasi quanto me.


Poi abbiamo camminato fino ad Alexander Platz, che ricordava parecchio Piazzale Loreto (ma che il nonno voleva assolutamente vedere).
A quel punto ha ricominciato a piovere e abbiamo preso un taxi per Postdammer Platz, dove ci siamo fermati a mangiare un boccone, a pisciare il muro e a guardare un po’ un centro commerciale mentre aspettavamo che smettesse di diluviare.


Io e il nonno abbiamo dormito, lui sopra e io sotto un divanetto, mentre la mamma cercava di decidere quali stivali comprare (una scelta importante: ne cosí pochi!).


Dopo qualche altro acquisto siamo andati al Sony center: il nonno voleva vedere l’architettura, e cercare un caricabatterie per la propria macchina fotografica, la nonna invece voleva vedere la nonna la cupola moderna. Alla fine abbiamo bevuto una coca e il nonno ne ha approfittato per comprarne una nuova uguale alla sua, che ha dato alla mamma! La mamma aveva una macchina stupenda che ha scioccamente perso a Instanbul quando io mi sono azzoppato… E ora ne ha una ancora piú bella.


A questo punto peró io e il nonno eravamo stanchi: siamo tornati in albergo passando da un parco dove ho corso un po’ libero e poi siamo collassati. La mamma e la nonna invece sono adate a fare un altro giro, in un’altra zona: volevano vedere la Kaiser Wilhelm Memorial Church. Si tratta di una specie di Sagrada Famiglia al contrario: qui la chiesa c’era ma é stata distrutta dai bombardamenti, e invece di abbatterla o di ricostruirla si é deciso di lasciarla com’era. A fianco é stata costruita una specie di torre campanaria e una chiesa, in cemento e vetro blu… Affascinanti. Soprattutto l’organo: completamente destrutturato e scomposto, un’interpretazione cubista di un organo classico.


Non contente le nostre due eroine sono anche riuscite a fare un breve tour del vicino KeDeWe, una specie di Rinascente berlinese, dove la nonna ha fatto un po’ di shopping, prima di tornare in albergo e prepararsi per cena.

Dopo l’ennesimo tuffo in piscina, siamo tornati nel ristorante in piazza: ma questa sera la magia era rotta. Non c’erano le biciclette sestuple, c’era una certa dodecafonia tra violinista finto, sassofonista finto e una banda di una dozzina di elementi (vera, questa), e soprattutto c’era una SELVA di auto nere parcheggiate di fronte a noi, che mi irritavano parecchi perché mi occludevano la vista della piazza. Tutto sommato gravole, ma non come la sera precedente…

Siamo andat a dormire consci che la nostra avventura berlinese volgeva al termine, e il giorno dopo al nostro risveglio pioveva. Siamo partiti per Dresda dopo una colazione all’insegna del razzismo, perché fuori era brutto e dentro IO non potevo entrare. Dannati nazisti.

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Location:Berlino, Germania


Quedlimburg – tappa 7

Ripartiti da Lipsia il nonno ha manifestato una certa urgenza di arrivare a Berlino: non ne poteva piú di chiese medioevali e robaccia gotica, di organi e edifici barocchi, e aveva ansia di arrivare alla modernità di una grande capitale europea.


Ovviamente la mamma e la nonna lo hanno ignorato e abbiamo fatto rotta decisa per Quedlimburg, un paesino lungo la strada che ospita la piú antica casa di tutta la Germania. Per arrivarci abbiamo dovuto litigare parecchio con Milla, che non ne voleva sapere di farci fare la strada piú breve e ci ha costretti ad un tortuoso giro per strade provinciali, mentre il tempo peggiorava… Il nonno da sempre ragione a Milla, e quindi ha finto di non accorgersi dei 20 chilometri percorsi in piú.


Quidlimburg inizialmente é stato una delusione. Abbiamo parcheggiato accanto a quello che la nonna ci ha descritto come “il castello locale” e il nonno ha deciso di schiacciare un pisoli o in macchina mentre noi siam scesi. Il castello si é rivelato essere un albergo, per di piú chiuso, quindi con mamma e nonna siam scesi fino al paese: una ridda di stradine che sarebbero state senza dubbiomolto caratteristiche se non fossero state invase da lavori in corso di ogni tipo.


Abbiamo visitato un paio di chiese gotiche, non particolarmente degne di nota, e passeggiato per stradine decisamente poco turistiche e molto medioevali, quando abbiamo finalmente scoperto (aggregandoci dietro al classico gruppo terza età in gita “al sacro monte”) il centro del paese, con vie ordinate e ben tenute, una piazza incantevole con un municipio invaso dall’edera e dai fiori… e ce ne siamo innamorati, complice anche il sole che é tornato a rallegrarci un po’ (e metterci un gran caldo).


Abbiamo chiamato il nonno e deciso di pranzare in un bar sulla piazza (anche se era piú ora di fare merenda), dove i nonni hanno mangiato un mostruoso wurster spolverato di curry e la mamma un’ottima torta di cipolle e una zuppa di goulash che non mi ha fatto assaggiare.


Abbiamo girato un altro po’ per il paese e poi abbiamo deciso di cercare il castello, ma a quel punto il nonno ha deciso che voleva (di nuovo) andare a Berlino. E siamo ripartiti dopo una breve passeggiata ai piedi delle mura di un castello decisamente bruttozzo e un po’ incoerente.


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Location:Quedlimburg, Germania


Lipsia – tappa 6

Dopo Norimberga ed Erfurt e Weimar é toccato a Lipsia. Ci siamo arrivati in serata, un po’ stanchi ed accaldati e dopo una lotta non da poco per localizzare il nostro albergo, che era in pieno centro. Questo é molto positivo… Ma in Germania il centro delle città é quasi sempre chiuso al traffico, e ci siamo trovati a triangolare via strade chiuse in macchina, in costante contatto telefonico con il concierge.


Una volta arrivati in albergo, il nonno é collassato in uno dei suoi trance narcolettici, e io sono uscito a fare un giro con la mamma e la nonna. Lipsia ci é piaciuta subito: é ordinata e ben tenuta come tutte le altre città tedesche, ha meravigliosi palazzi barocchi, cinquecenteschi, medioevali; ma in piú ha anche vie piene di negozi modernissimi (tutti chiusi, per grande tristezza della mamma, perché la domenica qui son chiuse perfin le chiese!). Il nostro giretto serotino ci é piaciuto molto: non abbiam visitato nulla, ma ci siamo divertiti a prendere contatto con la città. L’unico guaio è che ci saremmo persi almeno mille volte! Abbiamo iniziato a girare senza una meta precisa e senza tener conto delle direzione… La mia mamma si perderebbe in un bicchier d’acqua, e la nonna, che di salito é un po’ meglio, era distratta: insomma, abbiamo girato intorno almeno 10 volte prima di raggiungere di nuovo il nonno in albergo e andare a cena.


Abbiamo cenato ottimamente in un ristorante provenzale (giusto per tener fede alle promesse multietniche della giornata), che era alla fine di una vietta gremita di locali e ristoranti tutti i gusti piú uno. La mamma stranamente non ha avuto da ridire: forse perché anche lei iniziava a non poterne piú della “tipica cucina tedesca” a base di salsicce di ogni tipo e patete in ogni modo!

Il mattino dopo mi ha di nuovo svegliato la mamma: io ero proprio stanco! Siamo stati a fare una passeggiatina… E ci siamo persi di nuovo! Poi il nonno voleva ripartire, ma siamo riusciti a dissuaderlo e a trascinarlo un po’ in giro per la città. Abbiamo visitat un paio di chiese: quella di San Tomas é fondamentalmente consacrata a Bach. C’é un altare che non ha la tomba di San Tomas, ma il Santo Sepolcro di Bach. Ci sono due organi: uno “normale” (diciamo per a musica Romantica) e uno solo per Bach. C’é un coro con l’esplicita missione di occuparsi solo dell’opera di Bach. E fuori c’é un monumento a Bach che ho pisciato con gran gusto perché Bach é noiosissimo e quando la mamma lo sente io vorrei tanto mettermi a sentire i Queen a palla in cuffia, ma purtroppo le cuffie non mi stanno sulle orecchie.


La seconda chiesa (St.Nicholas) invece era una specie di deliziosa bomboniera bianca, rosa e verde con palmette decorative molto fru-fru. Hanno un interessante concetto di religione, da queste parti: tra chiese dedicate a gente che fa 20 figli e chiese coquettose in un finto stile barocco, non sembrano avere un sentimento molto pio… Nel frattempo la macchina fotografica della mamma é morta, di cause naturali: le sue batterie sono finite, e quel genio della mia genitrice non ha portato con se il caricabatterie. Quindi siamo passati ad usare la macchina del nonnino, che é molto piú previdente di lei.


Da segnalare un incontro travolgente: tre (e dico TRE) strepitosi bearded collie (uno grigio, uno bicolore e uno biondo), tutti insieme (erano fratelli) al guinzaglio di una coppia tedesca ceh chiaramente amava la razza al punto di non sapersi decidere circa il colore del cane, e optare per la soluzione che adotta sempre mia madre in questi casi (almeno quando si parla di borse e stivali): uno per tipo.


Dopo esserci persi un altro buon numero di volte, e aver passato mezzora in un negozio di cose Apple dove mamma voleva una tastiera nuova per l’iPad (con tutti gli accenti tedeschi, ovviamente) siamo tornati in albergo e abbiamo recuperato la macchina, per partire alla volta di Berlino… Ovviamente con qualche tappa intermedia.

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Location:Lipsia, Germania


Norimberga – il bis!

Stamattina ero distrutto, non mi reggevo in piedi. Per una volta, la prima da mesi e mesi, é stata mamma a svegliare me e non il contrario! Alle sette ha rinvenuto le mie palle che sbucavano da sotto il letto…


Io sarei andato avanti a dormire ancora un po’ ma lei ha deciso che dovevo uscire a pisciare, e quindi mi é toccato accontentarla. Qualsiasi città tedesca la mattina della domenica é deserta, a parte qualche ubriacone ancora sveglio…


Ci siamo aggirati al fresco oer le strade vuote, ed é stato proprio bello, anche se mamma mi strattonava! Poi ci hanno chiamato i nonnini e finalmente li abbiamo ritrovati: con loro siamo andati a vedere il castello, in macchina, dopo aver percorso tutto il perimetro della città vecchia. Norimberga é attraversata da un fiume e nel Medioevo lo avevano deviato per creare un enorme fossato che separa completamente il borgop medioevale dal resto: in macchina abbiamo costeggiato l’antica sede del fossato, fino ad arrivare al castello.


Qui abbiamo scoperto che questi nazisti odiosi non fanno entrare i negri come me né nel giardino (molto curato e precisio), né nelle visite guidate del castello… Poco male, la perdita é solo loro. Abbiamo visitato il castello da fuori e poi siamo stati a passeggio nei dintorni: la mamma voleva a tutti i costi trovare la casa di Albrecth Durer (uno dei suoi umani morti d’affezione… Chiunque fosse!). Questo tale Durer viveva in una piazza incantevole, circondato dal Bar di Durer, il bockwurster di Durer, il cesso pubblico di Durer e altre cose di questo tipo.


Il mio nonno si é innamorato di una splendida statua di bronzo con un coniglio e altre cose, che personalmente non ho ben capito (ma la mia mamma mi ha detto che a questo tale Durer i conigli piacevano un sacco, e adorava disegnarli… Strani passatempi hanno gli umani…)
Coniglio o no, la piazza era incantevole, e la città bellissima, ci ha lasciatai tutti conquistati!


Prima di ripartire abbiamo visitato la chiesa di San Sebaldo: io nelle chiese non posso mai entrare (e sarà per questo che le odio e piscio sempre sui loro angoli!) ma la mamma ci é tornata ben due volte per visitarla meglio. La tipica chiesa gotica piena di belle sculture di legno, vetrate non del tutto distrutte e un imponente sarcofago del santo (doppio: dentro in argento, e sormontato da una struttura scolpita in bronzo!). Ma la mamma ci é tornata solo perché voleva vedere l’organo: ora é moderno ma alla fine del 1600 qui era stato maestro un tale Pachelbel, che alla mamma piaceva molto in gioventú.


Nel frattempo il nonno mi ha fatto un intero set fotografico su una panchina.
Dopo la chiesa siamo tornati alla macchina, con i soliti diverbi per la scelta del percorso.


Poi siamo ripartiti, mentre nel cielo cominciavano ad addensarsi preoccupanti nuvole nere…


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Location:Norimberga, Germania


Erfurt – Tappa 4

Da Norimberga fino alla tappa successiva, il ridente paesino di Erfurt, ci sono volute un paio d’ore, che ho messo a frutto per fare quel che meglio so fare: meditare a occhi chiusi sui massimi sistemi.
Poi siamo arrivati a Erfurt e per fortuna il nonno ha deciso che ci saremmo fermati a mangiare un boccone. Io adoro fermarmi a mangiare: non é tanto per il cibo, quanto per il fatto che posso dormire sotto il tavolo. Peccato che, con una mossa decisamente discutibile, il nonno abbia deciso di fermarsi in un ristorante ITALIANO.


La mia mamma ha avuto subito da ridire. Non solo perché lei detesta mangiare italiano fuori dall’Italia, non solo pché nell’aria li attorno c’ea un odore mefitico che la faceva star male e le ricordava (dice lei) il ristorante “Locanda Lorena” all’isola Palmaria, ma anche perché il ristorante si chiamava “I due angeli” e usava come logo i due orrendi putti del Mantegna che lei detesta con tutte le sue forze. Per fortuna le pizze dei nonni erano disgustose, ma il piatto di maiale con le cipolle che ha preso lei era davvero fantastico, e lei é stata tanto carina da condividerlo con me.


Poi il nonno ha avuto un suo tipico attacco di narcolessia dei suoi e mamma si é spazientita e ha deciso che aveva freddo ed era stufa e andava a fare due passi, senza di noi. Nessun problema, almeno per me…
Peccato che gli umani riescano sempre a fare casino. La mamma si é accorta d essere senza cellulare, che sbadata com’è aveva lasciato in macchina: non sapendo come mettersi in contatto con i nonni ha deciso di tornare alla macchina ed aspettarli li. Ma una volta arrivata ha avuto una bella sorpresa: la macchina del nonno non era chiusa. Lui se ne era andato, lasciandola in mezzo alla piazza aperta, con i bagagli dentro! Il nonno è proprio sbadato, come la mamma.


Io e i nonni eravamo andati a vedere due chiese enormi, costruite fianco a fianco, e davanti alle quali era stato allestito una specie di bruttissimo teatro all’aperto che non solo imbruttiva tutta la piazza, ma rendeva anche difficile l’accesso. Quando siamo tornati alla macchina, la mamma era incazzata nera. Insomma, c’è stata un po’ di maretta e mentre noi siamo rimasti a dormire in macchina lei è andata a vedere le due dannate chiese, di malumore. Una non l’ha vista. Nell’altra c’era solo un mostruoso organo barocco. Quando è tornata indietro però era più calma e siamo andati un po’ a spasso con la nonna.

Il centro di Erfurt era abbastanza carino, anche se pioveva e ovunque pareva essere invaso da bancarelle, tendoni e sciocchezze di questo tipo. C’era una piazza con casette deliziose (Fishmarket) e un ponte coperto di case altrettanto piacevole. Peccato che essendo domenica non ci fossero negozi aperti. Siamo anche stati a vedere la chiesa dove hanno suonato il padre di Bach e Pachelbel ma dopo la seconda guerra mondiale non c’era rimasto molto da vedere…


Poi la mamma si è presa un salsicciotto per strada, che ha gentilmente condiviso con me. A quel punto io ero parecchio stanco, e anche se il tempo era stato meno caldo di ieri, ero pronto a tornare in macchina. Il nonno in compenso si era svegliato, e siamo ripartiti alla volta di Weimar, la prossima tappa del nostro viaggio.

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Location:Domplatz,Erfurt,Germania


Weimar, la deludente tappa 5

A Weimar però, bisogna dirlo, non c’era molto da vedere. Gothe è vissuto qui. Bach anche. E saranno morti di noia entrambi perchè l’unica cosa degna di menzione di questa città è una fontana a cui hanno installato una depandance per cani, da cui si può bere più facilmente. Siamo stati fermi li un bel po’, ma non avendo io capito come funzionava, alla fine ho usato la mia solita ciotola.


A parte questo su Weimar ci sono da menzionare dei bizzarri scottie giganteschi, con gli zoccoli, che tirano dei calessi pieni di umani e dietro a cui io abbaiavo costantemente; una mostruosa statua di Goethe dove lui pare macrocefalo; una piazza graziosa dove abbiamo bevuto un the; una chiesa con un tetto molto spiovente, chiusa per restauri; e il fatto che finalmente li sia uscito il sole. Fine.
Trattenerci è stato inutile, e quindi siamo ripartiti per Lipsia.


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Location:Marienstraße,Weimar,Germania