Cronache di vita di un cane buffo

Il Ritorno in Germania – Tappa 1

Al mare mi sono divertito ben poco. Tra gite in barca e soste sotto il sole, non è stata esattamente una vacanza ideale. Per fortuna sono intervenuti i miei nonnini che hanno preso la situazione in pugno e organizzato finalmente una vacanza decente. L’anno scorso si sono divertiti così tanto, quando sono venuti a prendere me, che quest’anno hanno deciso di bissare e di organizzare un altro viaggio in Germania. Purtroppo non vogliono prendere un altro scottie però… e questo è decisamente seccante. Personalmente avrei adorato supervisionare la selezione di una scottie femmina di belle speranze. Ma niente da fare.


Ma va bene così. Ieri siamo partiti dal mare, dopo aver salutato gli zietti. Mi è spiaciuto lasciarli, ma almeno mi sono portato via la mamma. Poverini, deve essere proprio pesante da sopportare, per gli altri umani, se già per me che sono uno scottie superiore a volte diventa insostenibile…
Poi siamo passati da Milano, e lei si è messa a raspare nelle valigie. Per la mia mamma fare le valigie è quasi un lavoro: ci palleggiamo da una casa all’altra portando in giro interi armadi nelle valigi, e computer e accessori coordinati e borse abbinate e borsoni. Ad un certo punto temevo volesse mettere anche me in valigia… e ho certo di supervisionare come meglio potevo ma la mamma, ovviamente, non ha il dono della sintesi nemmeno quando fa le valigie!


Il giorno dopo siamo partiti nel tardo pomeriggio. I nonni hanno deciso che come prima tappa ci saremmo fermati a Soazza, nell’albergo di una loro vecchia amica che non vedevano da tanto. Il viaggio è stato breve e scomodo: dietro la mamma occupava un sedile intero, e io, con la mia cuccia e il mio riarzino per andare dai nonni ero relegato negli altri due posti.


Soazza è un paese arroccato in cima ad una valle stretta e domminato da una chiesetta su una collina. Quando siamo arrivati noi, alle 7 di sera, il paese era al buio: infossato nella sua valle infossata, in quel posto il sole era già tramontato da un pezzo. Abbiamo avuto il sospetto che di sole il paese ne vedesse ben poco. In giro non c’era nessuno. E con questo non intendo dire che c’era poca gente: parlo di un autentico deserto. In un’ora abbiamo incontrato il parroco (due volte), due signore che ci spiavano da una finestra dietro alle tende, e una donna che portava a spasso un bassotto così grasso da sembrare più una palla che una salsiccia. Nessun altro.


Abbiamo visitato la chiesetta isolata sulla sua callina e il cimitero vicino: era vuoto anche quello. Pochissime lapidi e un sacco di spazio lasciato libero, per i morti futuri. Decisamente poco allegro, a avere la mamma che canticchiava stonando brani scelti di “Non al denaro, non all’amore nè al cielo” non era minimamente di aiuto all’umore della compagnia.


In compenso la città intera sembra un unico canale di scolo. Costruita sul fianco della valle, irta e scoscesa con le sue viette, ovunque si vada si sente un solo rumore: quello dell’acqua che scorre. Tutto è curatissimo e ogni casa ha giardini ordinatissimi e fiori meravigliosi. E attorno alle case, tra le vie, le chiese e le baite coi tetti di pietra torrenti di ogni tipo attraversano la città: stretti, verticali, impetuosissimi e gelati. Nelle stradine di ciottoli e di aiole curate il muschio regna supremo. E il nonno viveva nel terrore che io scivolassi in quell’acqua gelida e scrosciante, rotolando velocissimente verso valle.


Siamo rientrati in albergo un po’ incupiti ma per fortuna a cena è tornata la nostra amica che ci ha messo parecchia allegria: lei era completamente innamorata del paese, della sua locanda e del suo lavoro. Ci ha raccontato di tutti i suoi progetti, di come avrebbe voluto far crescere l’albergo, espanderlo, portare nuova linfa nel paese. Io dormivo sotto il tavolo, ma una cosa è sicura: quel paese aveva davvero bisogno di darsi una scossa. Per fortuna la cena era stata eccezionale e grazie al mio nonno io avevo partecipato attivamente a ogni portata, dai gamberi al limone fino al carrè di agnello. Tutto eccellente.


Il giorno dopo ci siamo svegliati con il nonno che bussava alla porta della nostra stanza per portarmi fuori. Abbiamo chiacchieratoe fatto colazione e alla fine abbiamo anche visto sorgere il sole, verso le 9 del mattino. Ci hanno spiegato che Soazza si chiama così proprio perchè di sole ne ha un sacco… almeno se paragonata alle altre cittadine di quella valle! Fa sempre caldo, la temperatura scende raramente sotto zero. E i giardini sono un vero vanto locale, la gente non sembra avere molto altro da fare… eppure vista con il sole, pareva un po’ meno triste.

Anche se il rumore di acqua scrosciante non ci dava tregua.

Location:Soazza, Svizzera

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