Cronache di vita di un cane buffo

Vacanze franco-scozzesi (al profumo di Rodesia)

Ah, viaggiare. Amo viaggiare.
Nulla apre la mente come cambiare il cielo sotto cui questa risiede: quel depresso di Seneca non aveva capito nulla. Personalmente sono un filosofo di ben altra risma e questa verità l’ho capita molto bene.
Nella mia vita di piccolo scottie posso serenamente dire di essere stato parecchio in giro: sono un cubo cosmopolita per vocazione e libero per natura! Dopo estensivi viaggi in Germania e Svizzera (di cui ho narrato in precedenza) questa volta vi racconterò delle mie roboanti avventura nel paese dove fanno il formaggio che porta il nome dello zio (Gaucho) Brie: la Francia.

Uno scottie dal pelame intriso di schifo... ma nessun bagigio in vista, grazie a Nonnino!

Eccomi qui, in Côte d’Azur!

Come tutte le cose belle della mia vita, anche questa ovviamente NON è stata un’iniziativa di mia madre: se aspettassi lei, povera cara, per divertirmi, potrei morire di noia. Si è trattato di una brillante idea della zia Misa che ha deciso di festeggiare il proprio compleanno portando me, lo zio Pepe e lo zietto Gaucho a fare il bagno in Costa Azzurra!
La zia Misa SI che ci tiene al mio benessere (oltre a farmi delle foto bellissime!): le è bastato uno sguardo per capire quanto il clima piovoso di Milano stesse avendo effetti deleteri sul mio delicato colorito e sulla mia cagionevole costituzione. Per questo, incurante delle consuete nevrasteniche lagne di mia madre, ha fatto organizzare al Mio Adorato Nonnino una piccola, ritemprante vacanzina per tutta la famiglia.

Come sempre il Nonnino ha provveduto a tutto, organizzando una vera e propria kermesse a cui, come vedrete, non è mancato nulla: cibo, intrattenimento, emozione e ovviamente GNOCCA in quantità!
Il piano era questo: partire sabato mattina, raggiungere gli assolati lidi provenzali di St. Tropez dove avremmo incontrato una nostra amica (accompagnata, purtroppo, dai soliti noiosi bipedi), passare una splendida domenica giocando fra le onde e rientrare poi comodamente lunedì, senza fretta.

Ma vi sembra accettabile che io viaggi con questo penoso livello di comfort?!

Ma vi sembra accettabile che io viaggi con questo penoso livello di comfort?!

Devo dire che il nostro viaggio è partito sotto i peggiori auspici: il tempo a casa era veramente di una cupezza deprimente. Pioggia, vento, freddo: un clima perfetto per gli arditissimi voli pindarici della mia meditazione scozzese, ma che poco si presta ad una frivola passeggiata sul bagnasciuga. Per non parlare poi della lunghezza e del tedio del lungo viaggio in auto, che sono stato obbligato a condividere con mia madre. La povera cara si agitava senza pace sul sedile posteriore dell’auto dello zio Bobo, impedendomi di trovare una posizione adatta alla mia massiccia dimensione e alla mia naturale vivacità.
Personalmente mi piace dire le cose come stanno. Per questo ho manifestato in maniera chiara e decisamente aggressiva la mia idea sul clima e sulla trasferta, comunicando il mio disappunto attraverso lo strumento espressivo che uso più volentieri: le puzzette. Dalle parti di Bordighera ne ho quindi sganciate un paio in rapida successione, che rappresentavano rispettivamente un “Quanto manca?” (la prima) e un “Allora manca ancora tanto?!” (la seconda).
Per fortuna lo zio Bobo è un uomo di carattere pratico, oltre che un eccellente guidatore, e ha saputo cogliere al volo le sublimi sfumature del mio poetico discorso: per questo ha premuto a tavoletta sull’acceleratore, portandoci alla meta in tempo record.

Che noia, che barba, che barba, che barba da scottie, che noia...

Che noia, che barba, che barba, che barba da scottie, che noia…

Giunti in albergo, ho avuto un prima trauma: dovevo dormire con mia madre e non con i nonnini, che dividevano una grande stanza con gli zii Gaucho e Pepe. Certo, perché siccome io sono piccolo, scozzese e NEGRO vengo costantemente discriminato, messo da parte, bistrattato ed escluso. Ora capite quale sia l’origine della mia naturale timidezza e del mio carattere dolce e remissivo: è semplicemente voglia di essere accettato, nonostante il fiero colore della mia carnagione!
Quindi io e mamma siamo stati segregati in una sozza topaia per bambini di colore, ed è stato tutto inutile: non c’era nessuna porta comunicante per ricondurmi dai miei nonnini, nulla!

Si, ecco: questo era il nostro albergo. Questo è il mio zio Bobo. Questo sono io.

Si, ecco: questo era il nostro albergo. Questo è il mio zio Bobo. Questo sono io.

Superato questo trauma abbiamo raggiunto la nostra amica Habibah e i di lei bipedi rosa. Devo dire la verità, lei è stata contenta di incontrare solo lo zio Pepe (con il quale, beh, si capite… c’è un QUALCOSA) ma è parsa decisamente schifata sia dalle mie attenzioni che da quelle dello zio Gaucho. Dovete capirla: lei è Sudafricana e nel suo paese le persone della mia tinta sono discriminate e chiuse nei ghetti… Di certo non potevo aspettarmi che mi volesse bene! Bisogna dire che ha manifestato un eguale disinteresse anche per la vistosa arianità dello zio Gaucho, ma credo fosse più per via della sua completa mancanza di savoir faire: lo zietto è un tenero infante biondo, incapace di malizia e di fascino. In pratica, un gigantesco peluche a forma di Brie. Comunque Habibah è una vera signora e la nostra irruenza non può averle fatto più di tanto piacere, ma devo dire che è stata una padrona di casa assolutamente signorile!

Io, che provo ad intromettermi fra lo zio Pepe e la sua ragazza, Habibah. Ok, scherzavo, vado.

Io, che provo ad intromettermi fra lo zio Pepe e la sua ragazza, Habibah. Ok, scherzavo, vado.

Recuperata Habibah abbiamo deciso di fare sfoggio delle nostre eterogenee bellezze con un giro nel centro della città… e ragazzi, credetemi: del nostro passaggio si ricorderanno a lungo! Strattonare bipedi con gli appositi finimenti per le vie del centro, lungo il porto, in mezzo alla folla osannante e nei negozi più eleganti è stato davvero impagabile!

Foto di gruppo al porto di St. Tropez

Foto di gruppo al porto di St. Tropez

Ad un certo punto sono anche riuscito a liberarmi di mia madre, che povera cara è tanto tenera ma anche tremendamente noiosa, e sono andato con gli altri uomini a fare cose da uomini al porto (tipo gonfiare i muscoli e mostrare alle belle ragazze i nostri tatuaggi). Poi abbiamo incontrato un sacco di ammiratori e di ammiratrici che ci hanno fatto foto in tutte le combinazioni e posizioni possibili. C’era un sacco di vento e faceva un po’ freddo, ma nel complesso ci siamo davvero divertiti. Abbiamo preso l’aperitivo tutti insieme da Senequier e diviso i salatini lasciandone anche qualcuno a quei ciccioni dei nostri bipedi.

Aperitivo di gruppo. Io sono quello sotto al tavolo che vuole i salatini.

Aperitivo di gruppo. Io sono quello sotto al tavolo che vuole i salatini.

Poi io e lo zio Pepe, che siamo i più piccoli, siamo andati a dormire sotto un tavolo ombroso in un ristorante molto carino: a quel punto eravamo tutti parecchio stanchi e la giornata era stata decisamente densa di avvenimenti. Inoltre dovevamo riprendere forza per il giorno dopo, in cui ci aspettava la grande avventura in riva al mare!

Lo zio Bobo, che mi manomette le orecchie, perchè mi odia.

Lo zio Bobo, che mi manomette le orecchie, perchè mi odia.

Quindi il giorno dopo io mi sono svegliato carichissimo! Ero carico, così carico, ma così carico che ho pensato fosse giusto condividere la mia carica con la mia mamma, svegliandola alle 5 e spruzzando un po’ di cacca molle in giro! Almeno alle 7 quando siamo andati a svegliare i nonni eravamo già svegli da un po’, tonici e pronti per andare a svegliare chiunque ci capitasse a tiro! La scelta è cascata sui bipedi di Habibah, alla cui porta ci siamo presentati alle 8.30 circa, proprio mentre facevano colazione. Ovviamente sono stati felicissimi di vederci e ci hanno per questa ragione premiato indicandoci una ridente passeggiata da fare li vicino, in modo da lasciarli in pace un’altra mezz’ora.

Primo mattino in Provenza.

Primo mattino in Provenza.

La passeggiata era in mezzo alle vigne ed era molto poetica e graziosa da fare di prima mattina, con fiorellini, uccellini e tante altre cosine carucce intorno. Peccato solo per i bagigi che hanno a più riprese deciso di assalirmi e contro ai quali ho dovuto lottare strenuamente. Dovete sapere che “bagigio” è il termine tecnico usato da noi scottie per indicare quegli oggetti piccoli e di non meglio specificata origine che ci si aggrappano addosso, nidificando nel nostro fluido pelo e che la superficialità degli umani definisce spesso “sporco”. Quanta noncuranza! I bagigi sono molto più dello sporco!
Se lo sporco è infatti innocuo, i bagigi sono creature assetate di sangue che fanno del loro meglio per impedire il corretto funzionamento di noi scottie. Per esempio, si aggrappano alle nostre piccole pattes, impedendoci di deambulare con l’eleganza felina che di norma di contraddistingue. Inoltre si annodano nel nostro pelo e possono addirittura arrivare a ferirci, nel caso specifico di bagigi-spiga, che è decisamente il tipo peggiore.

Finalmente libero dai bagigi assassini!

Finalmente libero dai bagigi assassini!

Voi sapete bene quanto la mia solida tempra morale mi renda indifferente al dolore anche più atroce… tuttavia, assalito da migliaia e migliaia di bagigi estremamente aggressivi, ho dovuto pacatamente far presente la situazione alla mamma e al Mio Adorato Nonnino. L’ho fatto con grazia: mi sono messo a zoppicare come se mi avessero divelto alcuni arti, a caso. Ho fatto in modo di zoppicare anche da piedini che non avevano bagigi: questa è una mia accortezza che utilizzo per mantenere costante l’attenzione dei bipedi. Troppo comodo controllare solo la piccola patte da cui zoppico! Io zoppico da una piccola patte a caso, e loro le devono guardare tutte per verificarne il funzionamento. Il Mio Adorato Nonnino, che diversamente da quella povera cara di mia madre, mi comprende a fondo, ha perfettamente colto il mio funzionamento teorizzando un collegamento lungo l’asse piccola patte anteriore sinistra/ piccola patte posteriore destra, e viceversa.

La mia mamma messa in tiro per portarmi al mare.

La mia mamma messa in tiro per portarmi al mare.

Sistemata la questione bagigi, siamo tornati in albergo dove mia madre ha fatto l’unica cosa per cui è utile e si è addobbata con un ridicolo numero di accessori piedi di scottie, in modo da rappresentare meglio la mia personalità facendosene portabandiera. Poi siamo usciti per andare, finalmente, sulla spiaggia!

La mia mamma mentre mi fa manutenzione, abusando di me...

La mia mamma mentre mi fa manutenzione, abusando di me…

In realtà personalmente ho trovato questa parte della vacanza largamente sopravvalutata. Io odio il mare, perché è unido e pieno di onde che, in seguito ad un certo incidente di cui già vi ho narrato, detesto cordialmente. Inoltre l’acqua è salata e la temperatura è molto diversa da quella che abitualmente scelgo per i miei bagnetti. Tuttavia la cosa più deludente di tutte, quella che mi ha proprio spezzato il cuore, è stato il penoso stato in cui ho notato versavano le spiagge francesi: purtroppo, cari amici, sono molto diverse dalla mia adorata spiaggetta ligure!

L'acqua di mare ha un sapore disgustoso e per di più è bagnata... non riesco a pensare a nulla di peggiore.

L’acqua di mare ha un sapore disgustoso e per di più è bagnata… non riesco a pensare a nulla di peggiore.

La lunga spiaggia di St. Tropez è sabbiosa e banalmente priva di sporcizia, puzza, marciume, deliziose cosine fetenti da annusare, succulenti pescetti marciscenti da addentare e deliziosi rifiuti da portare in giro come tesori. Niente di tutto questo: al massimo si trovano alghe e qualche legnetto. Nei casi molto fortunati io e lo zio Pepe (che siamo veri intenditori!) siamo riusciti ad intercettare un paio di pisciate di altri cani, ma la cosa finiva li. Nel complesso una vera delusione… anche se lo zio Gaucho pare essersi divertito molto.

Abbiamo camminato diverse ore, sotto il sole bollente e poi ci siamo anche fermati, per surriscaldarci tutti quanti meglio. Non capirò mai la passione invereconda dei bipedi per le forme di calore estremo, ma credo dipenda dalla loro pietosa mancanza di pelo. Comunque io avevo un gran caldo e per fortuna è intervenuto il Mio Adorato Nonnino per salvarmi, costruendomi un rifugio di fortuna sotto cui sono riuscito brevemente a trovare ristoro dagli strali di Elio.

Moderno Robinson, sotto una tenda di fortuna edificatami da Nonnino!

Moderno Robinson, sotto una tenda di fortuna edificatami da Nonnino!

Il pranzo, almeno, era in ombra e ho potuto un poco ritemprarmi prendendo il fresco. Inoltre sono stato allietato da un incontro interessante con un collega scottie, di colore però non idoneo: si trattava di un cucciolo di 7 mesi, della variante “bionda” della mia razza, che sedeva al tavolo accanto e con il quale abbiamo ovviamente avuto un intenso scambio di idee filosofiche e di opinioni (che i bipedi noiosi hanno ovviamente frainteso come litigio).

Incontro con un collega scottie, dal colore non idoneo...

Incontro con un collega scottie, dal colore non idoneo…

Il ritorno è stato piuttosto stancante e sono stato davvero felice di arrivare a casa di Habibah, dove al fresco del loro portico abbiamo sorbito gelato con le fragole mentre lo zio Pepe entrava nel vivo della vacanza sviluppando un amore di natura ossessiva per il termometro galleggiante della piscina.

La lunga marcia dello scottie in spiaggia.

La lunga marcia dello scottie in spiaggia.

La vacanza volgeva al termine: dopo un breve giro serotino nel centro della città siamo tornati in albergo. Ero così stanco e bisognoso di comodità che ho deciso anche di approfittare del comodo letto a due piazze della mamma, che è rimasta buona nel suo angolo e mi ha lasciato la metà migliore. Il giusto sonno dello scottie.

Il giusto sonno dello scottie.

E per fortuna: il viaggio di ritorno è stato decisamente stancante e noioso, anche perché lei continuava (al solito) ad occupare spazio nel sedile posteriore.

Come vedete, cari lettori, sono stati giorni densi di avvenimenti. Siccome so quanto tenete a sviscerare le mie avventure in tutta la loro sfaccettata complessità, ho deciso di lasciare eccezionalmente la parola anche ai miei compagni di merende, che nei post successivi racconteranno un po’ il loro punto di vista sulla nostra vacanza.

La prossima volta, lascio parlare loro.

La prossima volta, lascio parlare loro.

Fino ad allora, osannatemi in coro.
Au revoir.

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Una Risposta

  1. Misa

    ORRORE!!!! Non si vede lo scottie sulla sciarpa 🙂

    31/05/2013 alle 10:21 am

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